Formazione analitica e organizzazione del training

La formazione analitica si articola in sei anni e si svolge in due fasi:

  1. La prima fase dura quattro anni e comprende il percorso formativo della scuola, con l’obiettivo di sviluppare conoscenze e competenze teoriche in ambito Psicoanalitico, con riferimento particolare fra gli altri a Freud, Jung, Lacan, Montefoschi, ma anche in ambito Filosofico, Antropologico, Bioetico, di Storia delle Religioni, Mitologia comparata, Biologia, Metodologia ed Epistemologia, Psicopatologia, Clinica psicoanalitica; e l’analisi personale, ossia quel lavoro di "analisi del profondo”, che permette di acquisire gli strumenti per operare come psicoanalisti. 
    La durata di questo primo lavoro analitico non può essere totalmente preventivata a priori, e non può comunque esser inferiore ai 4 anni. Al termine della prima fase, così come di ogni anno, è prevista una prova per verificare il conseguimento degli obiettivi. Per il superamento della prima e l’accesso alla seconda fase è prevista l’esecuzione di un elaborato su argomentazioni teoriche che l’aspirante analista discuterà assieme alla Commissione Scientifica della PSI°CO che prevede anche uno o più membri esterni alla Commissione stessa.
  2. La seconda fase dura due anni e comprende quel lavoro analitico personale durante il quale l’allievo approfondisce la propria motivazione a diventare analista e amplia le proprie capacità, tramite la conduzione e l’obbligatoria supervisione di almeno due casi clinici . Il candidato sarà tenuto, al termine dei due anni, a relazionare i risultati dei casi seguiti nella discussione dell’esame finale (anche in questo caso oltre al Comitato Direttivo saranno presenti uno o più membri esterni appartenenti all’ambito Psicoanalitico), che porterà, qualora l’esito sia positivo, alla qualifica di Psicoanalista membro dell’ Associazione Europea di Psicoanalisi , con formazione presso la PSI°CO .

Per il completamento della formazione e il conseguimento della certificazione di competenza è comunque indispensabile il consenso dell’analista che constaterà sia l’impegno e la costanza spesi nella formazione che la maturità e il profilo etico del candidato alla professione.
Nonostante la lunga tradizione della psicoanalisi stabilisca con molta chiarezza che non esista la possibilità di conferire il diploma di psicoanalista a nessuno, (a tale proposito si veda la teorizzazione di S. Freud), e soprattutto ribadendo e sottolineando che la psicoanalisi non rientri nelle professioni sanitarie (al riguardo si legga la lettera di S. Freud al Pastore Plister del 1928), tuttavia allo stato delle cose e in considerazione che, mai come oggi, c'è la diffusa necessità che tutto debba essere dimostrabile, ritenendo quindi indispensabile che qualcuno certifichi qualcosa in ogni ambito, l' AEP - PSI°CO rilascia alla fine del percorso il "Certificato di Competenza" nella materia specifica.
Viene ribadito che la dichiarazione di competenza di Psicoanalista rimane a tutt’oggi un titolo privato, soggetto ai regolamenti delle Associazioni che a livello nazionale e internazionale si occupano di formazione in ambito psicoanalitico.



Riteniamo utile chiarire che tale percorso è nei fini e nelle modalità diversodalla formazione di ambito psicoterapeutico, regolamentata quest’ultima dallalegge 56/89 e che intendiamo la formazione analitica come uno strumento“trasformativo” attraverso cui accedere all’analisi del profondo, che vede nella risoluzione del sintomo una conseguenza, e non un fine del trattamento.

In questo senso viene sottolineato che non verranno impartite competenze che comportino diagnosi, prognosi e terapia del disagio psichico in alcuna delle sue manifestazioni. La Psicoanalisi si occupa infatti di raccogliere le riflessioni, i dubbi, leidee, i sogni di quanti percepiscono un impedimento all’accesso del potenzialecreativo, alla propria autenticità, al proprio sviluppo, cogliendone il valore,tratteggiando tramite la punteggiatura un discorso altrimenti incomprensibile,accompagnando semplicemente con la presenza. Citando Jung: “tutto ciò che stanell’inconscio vuole diventare evento e anche la personalità vuole svilupparsi dalle sue condizioni inconsce e viversi con interezza”.

La nostra Scuola ha scelto di mantenere una formazione teorica aperta, ossia non privilegiando un'unica corrente analitica. Si è approdati a tale decisione a seguito di un dialogo svolto negli anni con analisti di formazione diversa che riconoscevano come principale elementoformante la propria analisi personale e supervisione piuttosto che lo studio teorico tout court.

In tale ottica si è anche indagato su quale sia la solidità su cui poggia la scelta del futuro analista, che si indirizza verso una corrente psicoanalitica, aderendovi intimamente, prima di aver potuto conoscerla nella sua complessità e di aver potuto confrontarla con modelli teorici differenti.

Per questo abbiamo scelto di privilegiare una formazione che vede l’affiancarsi di alcuni dei principali autori della psicoanalisi ad altre nozioni ritenute indispensabili come bagaglio teorico del futuro analista. A ciò si aggiungerà un percorso di studio scelto ad hoc da e con l’individuo; man mano che approfondirà la conoscenza di sé e dell’inconscio e che manifesterà le sue inclinazioni sarà possibile sostenere ed indirizzare tali manifestazioni affinché diventino una preziosa espressione di sé e un approfondimento valido della teoria analitica.

In merito alla formazione la Scuola di Psicoanalisi AEP - PSI°CO è sempre stata e intende rimanere un’associazione tradizionale di formazione e ricerca all’interno del movimento psicanalitico internazionale. In questo senso essa è un’associazione psicanalitica laica, quindi essenzialmente non medica né psicologica, anche se ammette nelle sue fila sia medici che psicologi, e non rientra, perché non ha mai voluto farlo, nel novero delle associazioni di formazione psicologica o psicoterapeutica riconosciute dallo Stato.

La ragione di questa scelta di autoescludersi dall’ambito di regolamentazione della Legge 56/89 (concernente l’istituzione dell’Albo degli Psicologi e la regolamentazione delle psicoterapie), deriva essenzialmente dal fatto che la Scuola considera la formazione psicoterapeutica richiesta dallo Stato insufficiente ai fini di un’adeguata preparazione psicanalitica. La Scuola non sostiene che non debbano esservi forme di regolamentazione conformi alle norme che la legislazione italiana o europea prescrive per l’esercizio delle libere professioni, ma ritiene la legge 56/89 lesiva per il mantenimento nella sua integrità dell’esperienza, della pratica e della ricerca analitica. Si segnala infatti l’adesione della Scuola al manifesto della Psicoanalisi.

La Scuola di Psicanalisi AEP - PSI°CO rientra nella tradizione della psicanalisi laica, una tradizione che risale a Freud.

Dopo l’approvazione della legge 56/89, nell’ambito della psicologia accademica italiana, si è affermata la tendenza a considerare la psicanalisi come facente parte, in qualche modo, dell’ambito delle psicoterapie, e quindi regolamentata dalla legge Ossicini. Questo è manifestamente tendenzioso, mirante cioè a rendere la legge operativa anche in ambiti che non le competono. Infatti all’atto di approvazione della Legge, il legislatore aveva deliberatamente omesso di nominare la psicanalisi tra le psicoterapie che erano oggetto di legislazione. Una volta realizzata da parte dell’Ordine degli psicologi questa surrettizia estensione, una maggioranza di psicanalisti ha preferito non pensare che, iscrivendosi all’Albo, sarebbe venuta meno la integrità stessa della pratica e quindi minata la sopravvivenza della psicanalisi. E così si è creata una situazione molto ambigua che ha portato la psicanalisi sulla soglia della sparizione. Ricordiamo a tal proposito il parere pro veritate del Prof. Francesco Galgano, che si esprime sulla legittimità della psicanalisi laica, a partire da un esame dettagliato, sotto il profilo giuridico, della legge 56/89.


PER IL REGOLAMENTO DELLA FORMAZIONE IN PSICOANALISI CONSULTA IL SITO www.aepsi.it/formazione


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